Le FAQ sono state realizzate dagli avvocati Gennaro Santoro ed Elia De Caro.
La dott.ssa Francesca D’Elia ha invece analizzato le possibili ricadute di una recente proposta di
legge per la legalizzazione della coltivazione, lavorazione e vendita della cannabis.
Il disegno di legge, depositato nel luglio 2015, è attualmente all’esame delle Commissioni riunite
Giustizia e Affari sociali della Camera dei deputati.

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L’articolo 187 del Codice della Strada recita testualmente “Guida in stato di alterazione da stupefacenti”, per cui si punisce non la condotta del consumatore di stupefacenti che si pone alla guida, ma solo di quel consumatore che si pone alla guida in stato di alterazione.

Lo specifichiamo in quanto, a differenza, dell’alcool, per gli stupefacenti non è previsto un limite di principio attivo nel sangue o nelle urine che attesti il livello di incidenza di tale principio attivo sull’organismo umano.

Si è spesso assistito alla contestazione di tale norma a persone che non fossero in stato di alterazione al momento della guida, ma che fossero risultate positive ai controlli negli ospedali sulla presenza di metaboliti delle sostanze stupefacenti nel sangue o nelle urine.

Proprio relativamente a tale accertamento sulle urine va sottolineato che alcune sostanze stupefacenti hanno un tempo di latenza molto lungol’hashish e la marijuana fino a 30 giorni – per cui sia la giurisprudenza di legittimità che di merito sono giunti ad assolvere quelle persone per cui era stata esclusivamente rilevata una positività ai controlli ma non era stata disposta una consulenza medica o tossicologica, o una visita che attestasse lo stato di alterazione.

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L’Articolo 187 del Codice della Strada (Guida sotto gli effetti di sostanze stupefacenti) prevede le seguenti sanzioni:

  • Multa da 1.500 a 6.000 euro
  • Arresto da 6 mesi a 1 anno
  • Confisca del veicolo se non è intestato al conducente
  • Sospensione della patente da 1 anno a 2 anni (raddoppiata se il veicolo non è intestato al conducente)
  • Decurtazione di 10 punti dalla patente
  • Sanzioni pecuniarie aumentate da 1/3 alla metà se il reato è commesso dalle 22 alle 7

Le sanzioni sono aumentate da 1/3 alla metà per:

  • conducenti con meno di 21 anni;
  • neopatentati nei primi tre anni dal conseguimento della patente B;
  • conducenti professionali durante il servizio (conducenti di autobus, tassisti, conducenti di mezzi con massa complessiva a pieno carico superiore a 3,5 t e conducenti mezzi da 10 o più posti).

E’ possibile commutare la pena detentiva e pecuniaria in lavori di utilità sociale.

In caso di rifiuto a sottoporsi agli accertamenti.Si applicano le stesse sanzioni previste per chi è risultato positivo agli accertamenti, con le seguenti differenze:

  1. sospensione della patente da 6 mesi a 2 anni (raddoppiata se il veicolo non è intestato al conducente);
  2. revoca della patente per chi è già stato condannato per questo reato nei due anni precedenti;
  3. ordinanza del Prefetto per la visita medica entro 60 giorni

In caso di incidente


Se si provoca un incidente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti le sanzioni sono aumentate da 1/3 alla metà e non è possibile usufruire dei lavori di pubblica utilità. Se si è superato il tasso di 1,5 g/l o se si incorre nei reati secondo l’articolo 187 del Codice della Strada e si provoca un incidente viene disposta la revoca della patente di guida.
Per conducenti di autobus, mezzi pesanti o complessi o per recidiva nell’arco del triennio vi è la revoca della patente che non può essere conseguita prima di tre anni, inoltre per questi lavoratori la revoca della patente è considerata giusta causa di licenziamento secondo il Codice Civile ed alcuni CCNL di categoria.
Attenzione! Il codice prevede sanzioni, anche penali, per i conducenti in stato di ebbrezza e/o sotto l’influenza di sostanze stupefacenti alla guida di qualsiasi veicolo (quindi anche ciclomotori e/o biciclette).

Lavori di Pubblica Utilità (LPU)


Abbiamo indicato le sanzioni amministrative e penali vigenti per chi commette i reati di guida in stato di ebbrezza e di guida in stato si alterazione da stupefacenti.
Dal 2010 è stata introdotta nel nostro ordinamento la possibilità di sostituire la pena detentiva e pecuniaria con la sanzione sostitutiva dei lavori di pubblica utilità. Tali lavori possono essere svolti presso enti pubblici o associazioni e cooperative del privato-sociale che abbiano stipulato una convenzione con il Tribunale del distretto dove sono situate.

I lavori di pubblica utilità vanno svolti presso il luogo di residenza ma è possibile per ragioni di lavoro e/o studio chiedere di effettuarli in altri distretti, comprovando tali esigenze.
Un giorno di LPU sostituisce un giorno di arresto e/o 250 euro di pena pecuniaria e consta di due ore di lavoro. La persona interessata può chiedere di svolgere più di 6 ore alla settimana ed in ogni caso non è mai possibile svolgere più di 8 ore di LPU in una singola giornata.
Lo svolgimento positivo dei lavori di pubblica utilità comporta una serie di circostanze favorevoli per chi ne usufruisce:

  • dichiarazione di estinzione del reato;
  • dimezzamento della sospensione della patente;
  • Revoca della confisca laddove disposta.

Si può usufruire degli LPU per una sola volta nella propria vita.

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In Italia è consentito l’uso terapeutico dei medicinali a base di cannabinoidi, previa prescrizione medica ed attraverso una farraginosa procedura di importazione dall’estero del farmaco. Non è invece consentito

l’uso terapeutico delle inflorescenze autoprodotte

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Con decreto del 18 aprile 2007, n. 98, infatti, l’allora Ministro della salute, Livia Turco, ha per la prima volta riconosciuto la possibilità di prescrivere e utilizzare, a fini terapeutici, il principale principio attivo della cannabis (THC) e due derivati di sintesi (Dronabinol e Nabilone), particolarmente utili nella terapia del dolore (anche per contenere il dosaggio dei farmaci oppiacei) e nel trattamento di patologie neurodegenerative, quali, in particolare, la sclerosi multipla.

Nel 2014, l’allora Ministro della Salute Renato Balduzzi ha inserito i “medicinali di origine vegetale a base di cannabis (sostanze e preparazioni vegetali, inclusi estratti e tinture)” tra le sostanze psicoattive autorizzate a fini medici.

Alcune regioni (Puglia, Marche, Liguria, Veneto, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria) ne hanno disciplinato le modalità di distribuzione a carico del Servizio sanitario Nazionale.

Ciò nonostante, l’uso terapeutico della marijuana è ancora molto limitato nel nostro Paese ed è ancora lontanissimo dal rispondere in maniera adeguata alla domanda di medici e pazienti. Pesano vincoli legali e burocratici nella produzione, distribuzione e prescrizione dei farmaci.

Se venisse approvata la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare, sarebbero rese più semplici le modalità di consegna, prescrizione e dispensazione dei farmaci contenenti cannabis.

Inoltre, sarebbe consentita la detenzione di cannabis per uso terapeutico entro, sì, i limiti contenuti nella prescrizione medica, ma anche superiori a quelli previsti per l’uso ricreativo.

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Si. Purtroppo non tutte le condotte destinate a uso personale fuoriescono dalla punibilità penale ma solo le condotte di cui al referendum del 1993 ovvero: detenzione, importazione/esportazione, acquisto.

Al contrario, la produzione, fabbricazione, estrazione, etc. – ed in particolare, per quel che qui interessa, la coltivazione – rimangono sempre punibili penalmente, indipendentemente dai quantitativi prodotti, coltivati, fabbricati, estratti etc.

Ciò non significa che il coltivatore di marijuana per uso personale verrà sempre condannato. Dovrà, tuttavia, sostenere un processo per provare che l’intera produzione è destinata all’uso personale.

E’ importante ricordare che, anche quando si riesce a provare tale circostanza, difficilmente si otterrà una sentenza assolutoria, perché la giurisprudenza prevalente ritiene comunque la coltivazione un reato di pericolo, in quanto accresce in qualunque entità, pur se mirata a soddisfare esigenze di natura personale, la quantità di sostanza stupefacente esistente e circolante.

In definitiva, si rischia di meno acquistando dal mercato illegale che coltivando una piantina in casa per soddisfare il proprio fabbisogno personale.

Se fosse approvata la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare, si potrebbero coltivare, in forma personale, fino a 5 piantine di cannabis; nel caso di coltivazione associata, nel limite quantitativo citato, ma in misura proporzionata al numero degli associati.

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Con la dichiarazione di incostituzionalità della legge Fini Giovanardi è di nuovo possibile ritenere l’uso di gruppo un semplice illecito amministrativo. Tuttavia tale prova può essere fornita solo durante il processo.

L’uso di gruppo è infatti una categoria di creazione giurisprudenziale, segno che ai fini di ottenerne il riconoscimento si è comunque passati attraverso una fase processuale: consiste nel fenomeno di più persone che sin dall’inizio si accordano specificatamente al fine di procedere congiuntamente all’acquisto di sostanze stupefacenti per uso di gruppo.

In tal caso, questi comportamenti vengono ricondotti all’uso personale e, conseguentemente, all’illecito amministrativo e non alla punibilità penale.

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Gli Ufficiali e gli Agenti di polizia giudiziaria possono procedere a controlli, perquisizioni e ispezioni personali, se valutano ci sia fondata possibilità di trovare sostanze stupefacenti su persone o luoghi.

In questo caso gli agenti non hanno l’obbligo di una preventiva autorizzazione del Magistrato, ma possono procedere in via autonoma.

Qualora ritrovino le sostanze, devono redigere un verbale di sequestro e chiederne la convalida al Pubblico Ministero entro 48 ore. In questi casi è sempre necessario dichiarare che la sostanza rinvenuta è per il proprio uso personale e che si è consumatori di sostanze stupefacenti.

Qualora la quantità detenuta sia elevata si può sostenere che la stessa costituisce una ragionevole scorta per il proprio consumo.

Come detto in precedenza, il quantitativo trovato va raffrontato con il reddito del consumatore: in poche parole bisogna dimostrare di avere denaro a sufficienza per procedere all’acquisto del quantitativo detenuto oltre che alle proprie ordinarie esigenze di vita.

Nel caso in cui si proceda a perquisizione o ispezione personale si ha diritto a che tali atti siano compiuti alla necessaria presenza di un avvocato difensore o di una persona di propria fiducia prontamente reperibili.

Non sempre gli Agenti attendono l’arrivo dell’avvocato; in questi casi è bene seguire tutte le operazioni di perquisizione e fare attenzione alla redazione del verbale di perquisizione e eventualmente di sequestro.

Prima di firmarlo, il verbale va letto per verificare che le operazioni si siano svolte nelle modalità riportate; qualora così non fosse, è consigliabile non firmarlo.

Gli Agenti e gli Ufficiali di Polizia Giudiziaria sono in ogni caso tenuti ad effettuare tali operazioni nel rispetto della dignità della persona, non possono utilizzare metodi o tecniche atte a minare la capacità di autodeterminazione delle persone, sono tenuti a rispettare il diritto alla riservatezza delle persone.

Solo le Agenti donne possono procedere a perquisizioni personali sulle donne.

Abbiamo indicato in precedenza che vengono ritenuti indici dello spaccio questi elementi: frazionamento della sostanza, presenza di bilancini o strumenti di pesatura e di precisione, presenza di arnesi da taglio, presenza di pellicola o involucri o bustine per il confezionamento.

Ad oggi l’offerta gratuita è considerato un illecito penale per cui passarsi uno spinello viene considerato reato, acquistarne dieci o più spinelli per il proprio uso personale è un illecito amministrativo.

In ogni caso, in queste situazioni, è sempre opportuno consultare un legale.

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Ad oggi questo dispositivo repressivo è stato utilizzato pochissimo e lo stesso, ad avviso di chi scrive, presenta diversi punti di incostituzionalità che lascia al Questore la possibilità di provvedimenti fortemente limitativi della libertà personale.

Tali provvedimenti sembrano ricalcare da un lato le misure cautelari, dall’altro le misure di sicurezza per plurirecidivi.

Lo stesso dispone che qualora il consumatore abbia riportato condanne penali anche non definitive per reati contro il patrimonio o contro la persona o reati previsti dal Codice della strada (guida in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti) o abbia precedenti segnalazioni di consumo di stupefacenti può essere sottoposto dal Questore previo convalida dal Giudice di Pace :

  • obbligo di presentarsi alla Polizia Giudiziaria una o più volte al giorno;
  • divieto di frequentare locali pubblici;
  • obbligo di dimora nel comune di residenza;
  • divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore;
  • obbligo di rientrare nella propria abitazione in una determinata ora del giorno.


Chi contravviene a tali disposizioni è punito con l’arresto da tre a diciotto mesi.

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Se gli agenti contestano la detenzione per uso personale viene intrapreso un procedimento amministrativo presso la Prefettura di residenza dell’interessato.

Si avrà quindi una convocazione per un colloquio presso la Prefettura. Se si è minorenni sono convocati anche i genitori.

Al colloquio possono verificarsi le seguenti situazioni:

  • non succede niente e si ha solo un ammonimento a non fare più uso delle sostanze
  • viene sospeso e ritirato un documento (patente, passaporto, porto d’armi, permesso di soggiorno di turismo per stranieri) per un periodo che va da uno a tre mesi.

Oltre al procedimento presso la Prefettura si riceve anche una convocazione dal Ser.T (Servizio per le tossicodipendenze) che convoca la persona per un incontro informativo su tali tematiche.

Questo colloquio è facoltativo ma, se viene intrapreso un programma educativo (per le cosiddette droghe leggere) o un trattamento terapeutico (per le c.d. droghe pesanti) e tale percorso ha esito positivo, si avrà la revoca delle sanzioni.

Nella prassi, purtroppo, la convocazione del SERT avviene quando si sono già scontate le sanzioni per cui la revoca rimane un provvedimento solo formale senza conseguenze positive per l’interessato. Questo, di fatto, scoraggia fortemente i consumatori nell’intraprendere questo tipo di percorso.

Se al momento dell’accertamento il consumatore è in possesso di un veicolo a motore si procede al ritiro della patente di guida fino a 30 giorni da parte della Questura e al fermo amministrativo del veicolo, qualora si tratti di ciclomotore. Se si è alla guida di un veicolo, sono previste ulteriori sanzioni.

Se fosse approvata la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare, si applicherebbe una sanzione pecuniaria da 100 a 1.000 euro solo se fossero violati i limiti e modalità prescritte in tema di detenzione e coltivazioni.

La coltivazione è consentita solo nel caso in cui il soggetto agente sia maggiorenne. Le sanzioni sarebbero quintuplicate nel caso di violazione di norme in materia di coltivazione in forma associata.

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La distinzione tra consumo e traffico non è operata nettamente dalla legge.

Il Giudice decide sulla base di diversi elementi: dato quantitativo di sostanza detenuta e di relativo principio attivo, presenza coltelli o arnesi da taglio, bilancini di precisione, materiali da confezionamento (domopak, pellicole), quantità di denaro in contante non giustificabili sulla base dei propri redditi.

Il dato quantitativo non è quindi di per sé solo idoneo a integrare lo spaccio e varia anche in base alla presenza di principio attivo, e al reddito di chi detiene sostanze stupefacenti.

La compatibilità con l’uso personale è orientativamente il triplo di quello che la legge Fini Giovanardi fissava come “indizio di una cessione a terzi” (spaccio) , cioè 1 g /1,5 g di THC.

Per l’hashish e la marijuana la quantità è più o meno pari a 15 g con una percentuale di principio attivo intorno al 10 %. Tale dato varia da tribunale in Tribunale e a seconda del reddito di chi detiene la sostanza: in poche parole, chi guadagna di più può consumare di più!

Non è però il solo parametro quantitativo a fondare una distinzione tra trattamento sanzionatorio penale ed amministrativo ma piuttosto la finalità di destinazione a terzi e la finalità di uso personale che andrà accertata in base ai vari indici sopra indicati.

Se fosse approvata la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare, verrebbe meno l’accertamento della destinazione delle sostanze per uso esclusivamente personale, che si considera invece presunto, salvo non sia accertata una condotta rientrante nella coltivazione, importazione, detenzione a fini di spaccio.

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Chi detiene droghe leggere con il fine di cederle a terzi è punito con la pena della reclusione da 2 a 6 anni, mentre la detenzione di droghe pesanti con la finalità di cessione a terzi è punita con la pena della reclusione da 8 a 20 anni.
Per l’ipotesi di lieve entità non è prevista una differenziazione del trattamento sanzionatorio in base alla tipologia di sostanze detenute e viene prevista una pena da 6 mesi a 4 anni di reclusione.

La lieve entità viene riconosciuta quando il fatto è da ritenersi occasionale, quando il quantitativo non è cospicuo ( più o meno fino a 100 g di hashish, ma il dato varia da Tribunale a Tribunale), quando le modalità dell’azione fanno configurare il fatto come non professionale o rudimentale, in caso di piccole cessioni etc.

Con i recenti interventi normativi sulla custodia cautelare, questa misura ora non risulta più applicabile nei casi identificati come di lieve entità.

Se fosse approvata la proposta di legge dell’intergruppo parlamentare, non sarebbe punibile la cessione gratuita a persona maggiorenne di una modica quantità di cannabis, in quanto viene presunta di consumo personale, salvo che il destinatario sia un minore o una persona manifestamente inferma di mente.

Sarebbe esclusa la punibilità anche quando la cessione avvenisse tra minori.
Quanto alla lieve entità, invece, la proposta ripristinerebbe la distinzione tra droghe leggere e pesanti, in particolare prevedendo la reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 1.032 a 6500 euro per le leggere, e la reclusione da 1 a 6 anni e della multa da 2.064 a 13.000 euro per le pesanti.

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No. Sono previste solo sanzioni amministrative
Secondo il Disegno di Legge dell’Intergruppo Parlamentare Cannabis Legale(DDL Della Vedova), non sarebbero più previste neanche sanzioni amministrative nel caso di detenzione fino 5 grammi di cannabis, innalzabili a 15 grammi in privato domicilio, in relazione a tale condotta.
Diverso il caso dell’uso terapeutico, laddove i limiti sono più alti, e comunque pari a quanto indicato nella prescrizione medica.

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